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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI
DEL SANNIO   Benevento

I 70 anni della Costituzione della Repubblica italiana

I PARTE

L’Università del Sannio festeggia i suoi vent’anni con una riflessione sulle tematiche fondanti la Costituzione della Repubblica Italiana. “Un evento – ha spiegato il rettore Filippo de Rossi – anticipato, nell’ambito delle celebrazioni per i vent’anni dell’ateneo, dall’apertura delle prime residenze universitarie e dalla costanza vicinanza con il mondo della scuola per innovare le tecniche di formazione. Oggi siamo lieti di aver ospitato la lezione sui diritti fondamentali della Carta, imprescindibili riferimenti nella nostra vita democratica”. 

Dignità umana, persona, lavoro, difesa degli ultimi, diritti fondamentali, Europa sono solo alcuni dei temi affrontati dai tre costituzionalisti Francesco Paolo Casavola, Paolo Caretti e Roberto Romboli, intervenuti il 10 novembre di fronte al folto pubblico dell’Auditorium Sant’Agostino. Si sono trovati d’accordo sulla necessità di difendere la Costituzione italiana, interpretandola e cercando di applicarla secondo i suoi principi al riparo da qualsiasi maggioranza.

Il presidente emerito della Corte Costituzionale Francesco Paolo Casavola si è soffermato sulle basi storiche della Costituzione, nata dalla lotta antifascista come sistema di valori fondato sulla persona umana, in antitesi con la concezione totalitaria dello Stato. Come reazione al nazionalismo e al fascismo, prodotto di una cultura laica giustificata da un’etica nazionale condivisa. “La nostra Costituzione – ha detto - è in antitesi alla concezione totalitaria dello Stato. È nata dalla fusione di culture diverse che hanno individuato un patrimonio comune di valori. Il ritorno alle culture ideologiche – ha spiegato - potrebbe essere una pericolosa minaccia”.

Il prof. Paolo Caretti dell’Università degli Studi di Firenze si è soffermato sul concetto di integrazione europea. “Da quando le carte costituzionali sono apparse nel panorama politico istituzionale hanno sempre rappresentato il portato economico, sociale e politico dei singoli stati. La nostra costituzione – ha detto Caretti - segna il passaggio da un passato che si vuole fortemente rinnegare per porre nel presente le direttrici e proiettare il Paese verso un futuro da costruire”.  È stato forte il contributo delle tradizioni costituzionali comuni degli stati membri al processo costituente europeo e ha prodotto risultati rilevanti sul cammino della costruzione di una sovranità condivisa. Un processo di integrazione che attraversa una crisi. Purtroppo le motivazioni originarie, quelle economiche e il tentativo di evitare il ripetersi degli orrori del passato, sono spinte che si stanno esaurendo. La crisi economico-finanziaria ha lasciato tracce profonde e l’Europa non ha saputo dare risposte, con la conseguente rinascita del neonazionalismo e del cosiddetto  sovranismo come soluzione. “La risposta sovranista è sbagliata e anacronistica. Bisogna proseguire sulla strada di trasferire a livello sovranazionale ciò che è già fondamento democratico degli stati nazionali. La prospettiva europea – ha concluso Caretti - non è una opportunità ma è una necessità”.

Al prof. Roberto Romboli dell’Università degli Studi di Pisa il compito di tracciare “Attualità e prospettive della Costituzione: prima parte e diritti fondamentali”. L’intervento ha sottolineato il ruolo centrale dei diritti fondamentali e della loro tutela nella nostra Costituzione. Il professore Romboli ha indicato quelli che ritiene i momenti più significativi per la loro realizzazione nei settanta anni di vigenza della Carta costituzionale, suddividendoli per decenni. Dagli anni Cinquanta, quando inizia a funzionare la Corte costituzionale, che interviene con una sentenza per valutare la costituzionalità anche delle leggi anteriori alla Costituzione e l’opera successiva di “defascistazione dello Stato” fino alla Convezione europea dei diritti dell’uomo. Per arrivare ai giorni nostri, quando si assiste all’effetto prodotto da una latitanza del legislatore in materia di diritti fondamentali e all’accusa infondata di politicizzazione della Corte costituzionale. “È imprescindibile – ha concluso Romboli - la tutela dei diritti di fronte alle omissioni del legislatore. Il “cammino dei diritti” è un percorso a senso unico, rispetto al quale non sono possibili passi indietro”.

II PARTE

“Costituenti sanniti ed irpini: memorie e riflessioni” con le relazioni del prof. Gaetano Pecora dell’Università degli Studi del Sannio e del prof. Pietro Ciarlo dell’Università degli Studi di Cagliari e del politico e saggista sannita Roberto Costanzo si è composta la seconda parte della giornata che Unisannio, in occasione del suo ventennale, ha voluto dedicare ai 70 anni della Costituzione italiana.

Dopo aver ripercorso, nella prima parte dei lavori, i principi fondamentali della Carta attraverso le relazioni dei costituzionalisti Francesco Paolo Casavola, Paolo Caretti e Roberto Romboli, nel pomeriggio è stato ricordato il contributo dei costituenti sanniti e irpini.

Furoni, infatti, undici i costituenti sanniti ed irpini che nel 1946 collaborarono alla redazione della Carta fondamentale. Un socialista, un qualunquista, un monarchico. A questi tre vanno aggiunti quelli che, riuniti nelle due formazioni più grandi, si contrapposero nelle aule dell'Assemblea: 4 democratici cristiani e 4 iberali.

“Questi si urtarono – ha rievocato il professore Pecora - e qualche volta si urtarono anche schiumando, quando venne in discussione l'articolo che prevedeva l'istituzione delle Regioni; con i liberali che vi scaravantarono contro i sospetti più atroci (“nido di insidie per la pace”, così uno di loro ebbe a definirle), e i  democratici cristiani, invece, che le carezzavano di favori come enti che avrebbero assecondato un più genuino coinvolgimento dei cittadini nella vita politica della comunità. Quando però liberali e democristiani salivano sul piano superiore dei principi, allora no, non più: all'urto e alla contrapposizione succedevano le concordanze e le rispondenze reciproche, tutti (ma proprio tutti, compreso il socialista) riunendosi nel valore prioritario della “dignità dell'uomo”. Ecco qui: l'uomo nella sua irripetibile originalità; eccolo qui il centro comune da cui tutti i costituenti locali venivano e al quale tutti poi ritornavano; e così andando e venendo si incontravano, si parlavano, si riconoscevano  magari per avversari ma non mai per nemici perché le frizioni e gli attriti erano legati pur sempre alle congiunture della vita parlamentare. Ma mentre sotto di loro le combinazioni della politica scavavano il terreno, sopra, il ponte, quel ponte dei valori comuni, restava. Piace sperare – ha concluso Pecora - che quel medesimo ponte resista anche agli urti dei giorni nostri”.

Per festeggiare i suoi vent’anni l’Università degli Studi del Sannio ha chiamato a testimoniare i suoi laureati con l’associazione Alumni Unisannio. Consegnata una speciale onorificenza ai primi laureati dell’ateneo: i dottori Fabio Madonna, Carlo Mainolfi, Michela Nardone, Raffaele Meo, Giancarlo De Marco, Gianni D’Angelo, Emanuela Sagnella, Elena Silvestri, Mario Marotta e Massimo Palombi.