Due farmaci già in uso potrebbero “accendere” il grasso bruno: studio coordinato da UNISANNIO e Cambridge University

Il grasso bruno è un tessuto che brucia energia per produrre calore. Per questo è considerato un possibile alleato nella prevenzione e nella cura dell’obesità e delle malattie metaboliche collegate. Uno studio internazionale appena pubblicato su Biology Direct ha cercato molecole capaci di stimolarne la formazione e l’attività. Il lavoro è stato co-coordinato dal Prof. Francesco Napolitano, che dirige il Laboratorio di Bioinformatica del Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università del Sannio, e condotto insieme ad importanti centri di ricerca che includono l’Università di Cambridge, la KAUST in Arabia Saudita, lo Swiss Institute of Bioinformatics di Losanna e il Centro de Investigación Príncipe Felipe (CIPF) di Valencia.

I ricercatori hanno usato un metodo bioinformatico che confronta il “profilo genetico” delle cellule di grasso bruno umano con quello indotto da migliaia di farmaci diversi, individuando quelli più promettenti. Gli esperimenti in laboratorio su cellule umane hanno poi confermato che due farmaci già approvati per altre malattie, Saxagliptin e Tolvaptan, aumentano l’attivazione del grasso bruno. Attualmente Saxagliptin si usa per il diabete, Tolvaptan per alcuni disturbi renali e dei liquidi corporei. Va precisato che si tratta di risultati ottenuti su cellule in laboratorio: prima di qualsiasi applicazione clinica serviranno ulteriori studi.

Il risultato indica un approccio rapido ed economico per il “riposizionamento” dei farmaci, cioè per trovare nuovi usi a farmaci esistenti. Lo stesso metodo potrebbe valere anche per altri tipi di cellule. 

 

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